Manifestazione Roma - "Tutto tace? Io no!" - Appunti di viaggio di Maria Grazia Scardaci
14-12-09 | Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Maria Grazia Scardaci riguardante la Manifestazione a Roma dell'11 dicembre 2009.
Tutto tace? Io no!
Di Grazia Maria Scardaci
Chaucer in Poesia e Sonno sottolinea la difficoltà nell’addormentarsi pur avendo un cuore libero e una mente senza affanni… beh per due notti, quella del dieci e dell’undici dicembre, questa difficoltà ha colto il gruppo di manifestanti provenienti da Catania verso Roma e non per problemi ideologici, certamente no, ma per TreniItalia e il suo trasporto, quasi autorizzato, di passeggeri come deportati… ma questa storia rientra marginalmente nella mia cronaca!
Ritorniamo al gruppo di Catania che si è mosso per testimoniare - ancora una volta - la volontà di aderire allo sciopero indetto dalla FLCGIL nazionale e che ha chiamato a sé i lavoratori della conoscenza e i lavoratori del pubblico impiego.
Vi offro, se volete, una quasi cronaca, un resoconto in opinioni, d’una testimonianza attiva di puro sindacalismo; troveremo, fra una parentesi e un’altra, un treno sempre più fatiscente, le motivazioni sempre più forti e un Governo che gioca a rimpiattino con il futuro di un popolo: quest’ultimo tanto acclamato ma tanto, tanto dimenticato.
Un racconto certamente emotivo… ma, andiamo per ordine.
Le motivazioni allo sciopero sono note e sotto gli occhi di tutta la Nazione… tagli non proporzionati alle reali esigenze, riduzioni e accorpamenti, anche di classi di concorso, fantasiose e inefficaci e un’intolleranza specifica verso il mondo della cultura, della conoscenza che tanto disturba chi vuole rifornire la socialità di slogan e messaggi subliminali, da bravi pubblicitari, dove ciò che si vende è il packaging – tecnicamente la confezione – dimenticando, di fatto, il contenuto.
Già il contenuto: perorato in modo significativo ma, in realtà, rosicchiato nelle fattive disposizioni sul campo, dalle mozioni in finanziaria non coperte economicamente e dalla volontà di allontanare i bisogni autentici del pubblico con velleità da gossip.
Il fine è chiaro: coprire il vero utilizzo della funzione legislativa.
Quest’ultima impegnata, oberata, vessata nella risoluzione d’un mondo a due corsie, quella di “chi può” e per dirlo alla Litterio (personaggio creato da un noto attore siciliano) “Cà c’ha fa troppu forti!!” e gli altri, coloro che come armi hanno i fatti, lo studio e le tecniche della sopravvivenza… quasi la stesura di un libro antipanico con strategie per vivere di poco e mangiare il nulla.
Talvolta i vari precari della ricerca o della conoscenza ottengono una menzione benevola del politico di turno ma, frequentemente, ottengono lo schiacciamento esercitato frequentemente dalle forze governative: vita da precari che “loro”, ancorati per decenni alle loro poltrone, non comprendono
Rimangono le manifestazioni pacifiche e un popolo romano stanco “d’ospitare” fiumi di persone che copiose, e di vari settori, si riversano in strada come grido d’un disagio reale; gente sempre più distrutta, affossata, insultata da questa classe dirigente che parla per colpire e non per agire, che ostenta la cultura del Marchese Onofrio del Grillo e che rende disuguali qualsiasi individuo su qualsiasi piano, anche religiosamente parlando.
Ercole Patti, un catanese, con “Un Bellissimo Novembre” mi ha fatto compagnia all’inizio del mio viaggio ma la mia visione ha incontrato un bagno di socialità e d’umanità, di uomini e donne con medesimi ideali - uguali ai miei - e uno spirito di rivalsa che non è stato piegato: Patti ha ceduto il passo ed io ho intrapreso un nuovo viaggio verso un gruppo in cui mi riconosco.
Grandi aspirazioni ricamate su di un terreno culturale florido dove, in anni passati, in anni senza regime, si è riuscito a coltivare un sapere che adesso viene negato, offuscato e revisionato da un regime oscurantista e mi sono posta in ascolto ancora una volta… si può dare se si è ricevuto e si può regalare la conoscenza con poche frasi, piccoli concetti esercitati nel quotidiano, così come facciamo nelle nostre classi e nella pluralità degli interventi; interventi limitati dal nostro governo a favore d’una visione unica, d’una prosopopea arrogante d’un governo d’elite, d’una società oligarchica fatta per pochi.
Gli occhi e i pensieri dei gruppi in marcia, molti e di tantissime città e regioni, irradiano una voglia di non mollare, una capacità concreta di poter ancora cambiare le sorti d’un Paese e la determinazione di non dire ai nostri figli di andare all’estero perché questo Paese non è necessariamente destinato a morire; i figli insieme ai genitori marciavano insieme per restare e lottare, per una vera italianità, non quella che ci spacciano in cambio di giochetti di potere e affari più o meno sporchi e di lobby ben consolidate.
Una riflessione a margine: la famiglia, le feste organizzate dalle organizzazioni religiose – no profit?? – non si occupano “realmente” d’una società al giovanile, non si accorgono del nulla a cui è stata destinata la generazione futura.
Quella fascia di giovani, se le cose non cambiano, verranno cresciuti come schiavi d’un moderno sistema di pensiero unitario… e la maternità e paternità consapevole? E le scelte consapevoli? E le pari opportunità?
Regole vuote e prive di sostegno reale.
Quando l’esigenza di far guadagno prevarica la necessità di far chiarezza allora tutto è lecito, i concetti rimangono tali e i giovani di serie B – i non facoltosi - coloro i quali non possono accedere a studi privati – quasi sempre presso collegi cattolici – allora tutto è possibile e le attese vengono lasciate a un oremus e un monitello a mezza voce dall’angelus domenicale.
La scuola pubblica va salvata perché è di tutti e aperta a tutte le condizioni sociali: questo è un reale garantismo.
Tutti possiamo lavorare insieme per cambiare le cose e i crocifissi presenti o assenti dalle scuole pubbliche dovrebbero rappresentare una minima preoccupazione rispetto ai cambiamenti epocali che stanno avvenendo ma, come sempre, tutto tace.
Io no, non voglio tacere.
C’ero, ho scelto d’esserci e con cognizione, ho testimoniato la mia volontà di cambiamento consolidata nei fatti, ho scelto un gruppo di cui far parte e ho anche scelto di far confluire la mia individualità nella collettività d’un gruppo che tende verso un reale bene comune
Gli ideali: meglio averli che piegarsi supinamente o aspettare di vagare nel deserto in attesa della “Terra promessa” del capire senza ricercare.
Sono scelte che toccano tutti i cittadini di questo Stato disuguale, in parte xenofobo e smemorato; dimentico dei valori da cui è sorto e della gente che aveva affossato l’Italia che non ho conosciuto.
La Costituzione pulsa ancora di quel sangue che ha garantito oggi a me di dire ciò che penso e il mio debito morale, il nostro debito morale, non si è chiuso nella veste d’una modernità e d’una velocità che lascia dietro se i corpi di vittime del lavoro non tutelate, d’un lavoro sempre più debole e precario, figli d’un Libro bianco che ha migliorato solo la vita dei potenti schiacciando miseramente le neo aspirazioni d’una fascia giovanile in fuga per sopravvivere.
Una strutturazione societaria auspicata sullo stile ottocentesco, quasi alla Dickens, una politica alla Smith e una pretesa d’essere acclamati e seguiti come eroi della Patria o dittatori d’altra storia.
Questa è la storia moderna, questo è il nuovo profilo e il pensiero che cambia e che viene snaturato; l’epilogo di questa vicenda, d’una socialità rassegnata al peggio, perché quello può avere, è la contestazioni con un capo treno per condizioni di viaggio da terzo modo e dei liquidi non meglio identificati versati al centro di scompartimento, coperti da giornali… e altri passeggeri, altri paganti che si sono lamentati delle “nostre” contestazioni per ottenere un luogo dignitoso.
“Per quello che ha pagato!” è stato detto… fosse stato anche un euro era un diritto naturale permanere in un luogo sano.
Pensiero snaturato e il meno che diventa sempre meno perché tollerato, giustificato, posto come normale… questa è la nostra socialità e la mancata formazione di menti critiche e aperte ad opera d’una scuola articolata con un sistema modulare, porterà ancora una volta all’accettazione di un degrado sempre più grande e d’una dimensione d’annullamento della componente umana.
Pensiamoci, siamo ancora in tempo e non permettiamo di far procedere questo barcone di Cortes moderni verso lo sterminio attuale della nostra società.
Biagi ha fatto il partigiano imbracciando una penna contro i soprusi e ha contribuito alla socialità d’ informazione di cui ci siamo nutriti: credo nelle scelte di questo uomo.
Vogliamo crederci insieme?

